Introduzione Studi recenti suggeriscono che, in termini di risultati clinico-funzionali e tasso di complicanze, non vi siano differenze significative tra i principali approcci chirurgici utilizzati per l’impianto protesico di spalla. In particolare, l’accesso supero-anteriore e quello laterale sono entrambi considerati “gold standard” in molte casistiche. Fino ad oggi non vi sono lavori che descrivono una reale possibilità mininvasiva. Nella mia pratica di ortopedico ho sempre sostenuto un principio fondamentale: anche quando la chirurgia è inevitabilmente invasiva, la delicatezza nella manipolazione dei tessuti e il rispetto delle strutture anatomiche rappresentano un elemento determinante per la guarigione e per l’esito clinico e funzionale. Il concetto di mini-invasività, se applicato con rigore, può consentire di ridurre l’aggressione tissutale senza rinunciare ai reperi anatomici necessari per operare in sicurezza. Razionale: mini-invasività e sicurezza chirurgica Con circa vent’anni di esperienza nella chirurgia della spalla, ho potuto osservare con continuità gli effetti clinici favorevoli di un approccio tissutale rispettoso: minor edema locale, migliore comfort post-operatorio e, soprattutto, una tendenza a un recupero più rapido della mobilità quando la riabilitazione viene impostata precocemente. Su questa base ho progressivamente sviluppato una tecnica che mira a essere mini-invasiva ma chirurgicamente affidabile, con particolare attenzione a due aspetti: (1) corretto posizionamento dell’implanto, guidato da reperi anatomici costanti; (2) protezione delle strutture nobili, in primis il nervo ascellare e la vascolarizzazione dei tessuti. |